Oggi, primo giorno di Primavera, si celebra la giornata del Profumo.

Possiamo imparare molto dalle storie di nuovi brand che fondano la loro strategia sull’unione tra Italia e Cina. Con l’obiettivo di avvicinare e raccontare, si sviluppano nuove storie, a volte silenziose, magari perché veicolate da sensi diversi e potentissimi, come quello dell’olfatto. Si può parlare di Cina partendo dal profumo del riso.
Descrivere il profumo del riso bollito
Hai presente com’è il profumo del riso bollito? Se ti è mai capitato di farlo bollire in pentola, avrai notato che quando è quasi pronto assume un odore cremoso, quasi di latte, ma più delicato, con note di vaniglia. Mentre formulo questo pensiero mi accorgo come si tratti di un profumo veramente difficile da descrivere.
Il riso e la sua onnipresenza in Cina
In Cina trovi il riso ovunque, e di certo non viene fatto bollire in pentola, ma è sempre pronto, perpetuamente pronto, preparato e ricreato continuamente nella cuociriso. Il riso è anche nelle strade e nei vicoli, in qualsiasi ristorante o bottega, lo trovi da chi prepara per i clienti il pranzo e la cena, ma anche dai negozianti che non chiudono per fare pausa, ma mangiano tranquillamente dietro la cassa, con la faccia immersa nella loro ciotola.
La creazione di un profumo come racconto e invito alla scoperta
Se è vero che i profumi, senza proferire parola, hanno il potere di raccontare storie, ne risvegliano di antiche e ne accendono di nuove, quando si vuole raccontare una storia di Cina autentica, forse non si può prescindere dal ricordo olfattivo del riso. Se poi si aggiungono note di agrumi che non si trovano altrove, come quella del kumquat (il mandarino cinese), o di spezie come il pepe del Sichuan, che sembra quasi di sentirlo in bocca, dopo che ha insaporito le carni più buone e atrofizzato le lingue, o ancora il fagiolo rosso, protagonista dei dolci asiatici, aggiungendo poi il profumo un po’ più familiare della salsa di soia e, infine, di altre note floreali che si fondono alla cannella e ai legni…si ottiene un profumo ben preciso.

Questo profumo si chiama “Riso” ed è stato creato dal naso Zimo Luo per Jijide (积极的 jī jí de), “un brand di profumeria di nicchia fondato nel 2016 da un gruppo di imprenditori creativi cinesi e italiani”. Le creazioni sono 100% Made in Italy, ma l’anima non è solo doppia, è multipla e unisce mondi. Il nome del brand in cinese racchiude in sé l’idea di energia positiva, vitale.
Un antico modo di dire cinese cita quelle che sono le “7 necessità” della vita quotidiana: legna, olio, sale, salsa di soia, aceto, tè e, ovviamente, riso (开门七件事:柴米油盐酱醋茶 kāiménqījiànshì:cháimǐyóuyánjiàngcùchá). “Riso” è infatti un gesto d’amore, perché non è solo un racconto, ma un invito. Un invito per amici stranieri per entrare in punta di piedi a scoprire la parte più intima della quotidianità di chi racconta, indissolubilmente legata alla sua terra d’origine: la Cina.
Creazioni olfattive: “Riso” di Jijide
Ho scoperto Jijide a Esxence 2024, l’evento della profumeria artistica internazionale che si tiene ogni anno a Milano, giunto alla 14esima edizione. L’ho scoperto grazie alla musa Maria Host-Ivessich, che con il suo progetto Scentlist ispira appassionati e avvicina neofiti del mondo delle fragranze. Jijide è un brand attento non solo alla ricerca, ma anche alla sostenibilità e all’inclusione. Per le creazioni, Jijide sceglie talenti “fuori dal radar dell’industria mainstream” e dà loro possibilità di trascinare in “percorsi personali sconosciuti, città mai visitate, lingue e gesti stranieri” a noi.
Riso fa parte della collezione “Dialogo” del 2023, assieme a “Grano”, un altro ricordo olfattivo, quello di un rifugio in una panetteria di Parigi in un giorno di pioggia, creato dalla libanese Nour Akoum.

Zimo Lu e Nour Akoum sono due giovani nasi di talento, entrambe donne, amiche dai tempi degli studi alla prestigiosa scuola ISIPCA di Parigi. Questa amicizia tra le due ha permesso che il dialogo prendesse forma in maniera ancor più sinergica e complementare.
Jijide celebra in senso lato la storia di un’amicizia tra due culture, quella italiana e quella cinese, fa da ponte, allontanandosi dalle rappresentazioni più stereotipate che si incontrano quando, in questo caso, si vuole creare una fragranza “dall’atmosfera orientale”.
È questa la prospettiva che i brand occidentali devono adottare: non basta più parlare di Cina come la vediamo noi, in maniera unilaterale, ma occorre suggerire come valorizzare reciproche storie più o meno assopite, recuperando tradizioni antiche che si celano nei ricordi.
Stiamo assistendo, e non solo in ambito di profumi, al delinearsi sempre più netto di un nuovo modo di raccontare, diverso e straniante perché più autentico, conseguente al formarsi di una nuova consapevolezza da parte della Cina, più orgogliosa della propria identità culturale. Questa tendenza ha un nome e il significato in cinese racchiude il concetto di una vera e propria nuova “ondata nazionale“. Te ne parlerò nel prossimo articolo, assieme ad altre storie di brand.
Lascia un commento